Vincitore del Premio Speciale Unico "HISTONIUM" 2006:
PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO A PIETRO ATZENI PER IL ROMANZO
"IL MISTERO DELLE 99 TAVOLETTE D'ARGILLA ROSSA"
Prof. Luigi Alfiero Medea, Segretario Generale del Premio
DALLA POSTFAZIONE:
Un'opera letteraria molto efficace, questo primo romanzo di Atzeni, sia per la forma letteraria scorrevole e comunicativa, che per i contenuti: il lettore affronta così la storia originale e "fuori dal tempo" delle commistioni tra politica e criminalità , su un piano allegorico che non manca di sfumate allusioni a quel filone esoterico e mitico-simbolico di tanta recente letteratura che affronta sia le più pure invenzioni letterarie che i temi realmente storici anche se controversi (Templari, Illuminati di Baviera, Misteri antichi, origini del Cristianesimo, Gnosticismo) ma quasi sempre snaturandone i dati e la documentazione storica a favore di una ricostruzione fantasiosa e avvincente ma storicamente inconsistente.
L'autore, invece, ribalta questa sorta di nuovo paradigma narrativo (il cui modello potrebbe essere proprio il famosissimo Dan Brown) in favore di una storia dichiaratamente "inventata", fin dall'avvertenza iniziale, ma la cui forrza espressiva è proprio nel suo essere attualissima, sorta di ricostruzione fantastica di una realtà e di una cronaca molto attuali e fin troppo drammatiche, con tutte le convincenti e controverse commistioni tra criminalità organizzata e politica, potere economico e potere politico, con descrizioni che oscillano a volte tra la satira (quando il riferimento all'attualità è o, per meglio dire, sembra diretto) e la parodia (quando emerge con più forza il riferimento al modello narrativo).
Prima di proseguire è opportuno che faccia entrare in scena altre vicende che possono aiutarci a spiegare meglio e quindi capire il signoraggio che da sempre ha attori accomunati dalla capacità di muovere le proprie pedine dall’ombra di un anonimato che quasi può farli sembrare vittime calunniate. Vi voglio parlaredi due grandi uomini segnati da un destino comune. Tutti conoscono John Fitzgerald Kennedy, di lui si sanno tante cose della vita pubblica e privata. Si sa che è stato un grande presidente. Si sa che il suo buon senso scongiurò, al pari del buon senso dei russi, una guerra atomica. Si sa che venne assassinato a Dallas nel 1963. La causa venne attribuita a un certo Lee Harvey Oswald ma che prima di poter parlare venne a sua volta ucciso. E comunque la causa venne abilmente e artatamente manipolata. Prima di parlare di Kennedy parlerò di un altro grande presidente degli Stati Uniti anche lui morto assassinato: Abramo Lincoln. Questo perché parlare dell’uno aiuterà a interpretare meglio le vicende che portarono all’assassinio dell’altro e nell’insieme la storia che ci interessa fino ai nostri giorni.
Abramo Lincoln fu Presidente durante la guerra civile americana quella scatenatasi tra nord e sud per la questione dello schiavismo. Per fare la guerra, e in questo caso era sacrosanta, visto che era stato proprio lui a abolire lo schiavismo, Lincoln aveva bisogno di soldi, di molti soldi, per finanziare l’esercito nordista. Le possibilità per averli però non erano tante. Avrebbe potuto procurarli tassando i cittadini oppure prenderli in prestito dalle banche o ancora stamparli come governo degli Stati Uniti e spenderli. Lincoln optò per quest’ultima possibilità. Stampò i soldi che poté così spendere senza essere costretto a tassare i cittadini. Ma le banche, badate bene che non è uno scherzo questo ma è storia, volevano trarre profitto dalla guerra e chiesero al Presidente il danaro stampato e di consegnarlo a loro che avrebbero provveduto a pagare il costo della stampa e lo avrebbero poi dato al governo sotto forma di prestito logicamente con i dovuti interessi da scaricare sulla popolazione. Lincoln che era una persona onesta rispose no, ma pagò caro questo suo diniego. Alla fine della guerra durante una rappresentazione teatrale venne assassinato da un certoJohn Wilkes Booth ufficialmente un simpatizzante sudista sta di fatto che i banchieri poterono così raggiungere il loro scopo. L’assassino di Lincoln non poté mai spiegare il motivo del suo gesto perché dopo aver sparato al Presidente scappò ma venne raggiunto e ucciso in un granaio. Gli assassini dei presidenti non riescono mai a spiegare la follia del loro gesto perché la loro bocca viene chiusa prima che possano confessare e parlare del loro crimine.
Incominciamo subito col dire, tanto per sgombrare il campo da qualsiasi fraintendimento, che il liberismo non esiste. In un regime di libera concorrenza il pesce grande mangia il piccolo e inevitabilmente si arriva al monopolio. Il liberismo è morto ed è stato sepolto tanti anni fa e ha preceduto nella tomba il comunismo, sempre che questi sia morto e non dormiente, sessant’anni prima. Il liberismo è morto nel 1929 e con la sua morte ha trascinato con sé nella rovina milioni di persone. Il suo modo di essere il famoso “laissez faire” la dice tutta su cosa ci si potesse aspettare.
…lo Stato doveva ritornare al classico “laissez faire”: dalla libera concorrenza avrebbero tratto vantaggio sopratutto i consumatori. E i fatti, pensò con sarcasmo, erano così evidenti! Da diversi anni i più importanti gruppi industriali si erano buttati a capofitto sul settore agro alimentare, e cosa era successo? Che i passaggi della filiera agricola si erano come per incanto moltiplicati, e si commetteva peccato mortale a pensare che, tra l’agricoltore e il commercio al dettaglio, le maglie fossero troppe e legate dalla stessa catena di potere! Ormai i controlli di un tempo non esistevano più. Chi aveva consentito che ciò avvenisse, e perché? La risposta era fin troppo ovvia. Ecco ora si era arrivati al dunque, pensò Salvatore, che aveva da subito contestato il neo liberismo. Avrebbero fatto meglio a tenere lo scheletro nell’armadio e invece eccolo vivo e vegeto a ispirare la politica economica mondiale, roba da non crederci!...(considerazioni di Salvatore Spanu, da “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa”, ed. Tracce Pescara, 2005.)
Negli anni venti, e non solo, l’America grazie alla limitata popolazione e alle enormi estensioni di terreno produceva grano in abbondanza che soddisfaceva i bisogni interni e l’esportazione. L’Europa invece ne aveva bisogno e costava meno importarlo che acquistare quello prodotto nel vecchio continente. Ma i coltivatori di grano dei vari stati europei, viste le prime avvisaglie di quella concorrenza che li avrebbe portati presto sul lastrico, fecero pressioni sui loro governi per mettere dei dazi in ingresso al fine di rendere il prezzo del grano importato poco competitivo. E così fu e fu l’inizio della grande depressione. Il limitato acquisto di grano innescò una spirale inarrestabile di recessione e non solo in America. In Europa la carenza di grano portò prezzi più alti. Ora col grano l’America pagava i beni, minerari, prodotti industriali e di lusso di cui abbisognava all’Europa, senza la vendita era costretta a privarsene. Il grano rimasto invenduto portò gli agricoltori ad abbandonare i terreni coltivati e così come in un effetto domino la recessione invase l’economia facendola sprofondare sul baratro della depressione. Le banche allarmate, capita l’antifona “ avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione” ( Emile Moreau, Governatore della Banca di Francia, febbraio del 1928 ). Dandocosì il colpo di grazia a un’economia che invece andava sostenuta. Questa in sintesi, che chi vuole può comunque sempre approfondire, la causa del crollo della borsa di Wall Street. In un mondo in abbondanza morirono di fame e di disperazione migliaia di persone Perché sto dicendo tutto questo? Perché il diavolo ha diversi modi di presentarsi ma benché si travesta da agnello sempre diavolo è! Sul legame fra questo preambolo e i nostri giorni vedremo al prossimo post.
Quello che segue è il commento numero 21 sul post intitolato “Rinnovamento”
EGREGIO, DOTTOR PIETRO CHI HA PAGATO PER VINCERE UN PREMIO ?, SE QUESTO LIBRO FOSSE COSI BELLO SI TROVEREBBE IN TUTTE LE LIBRERIE D'ITALIA E NON CI SAREBBE BISOGNO DI PUBBLICIZZARLO SUI BLOG !
LEI CHE NE DICE ?
utente anonimo
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Questa la mia risposta:
Egregio utente anonimo, ti ringrazio per il tuo commento perché senza rendertene nemmeno conto mi hai reso un ottimo servizio e fatto un complimento. E’ difficile parlare con delle persone di argomenti che non sono conosciuti da entrambi. E’ difficile e visto che il tuo post è avvelenato ti do anche qualche altra polpetta. Quanto ho pagato per far finire il mio romanzo “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa” a scuola come lettura integrativa e essere discusso all’esame di Stato? E quanto ho pagato le numerose recensioni avute, circa trenta tra carta stampata e tv, di cui puoi vedere una piccola parte nel blog in alto a sinistra alla voce recensioni? E quanto ho pagato i presentatori del romanzo persone di prestigio come Tullio Pecora e Claudio Cugusi? La sera che ho ricevuto il premio a Vasto è stata premiata anche Maria Luisa Spaziani grande poetessa internazionale, ma sconosciuta ai più in Italia, prova ad andare in libreria e dimmi che libri trovi di lei! E se non ti bastasse, un libro a caso, cerca il saggio di Bertrand Russell “Crimini nel Vietnam” credo che a pari del mio romanzo non lo troverai, eppure Russell ha vinto il premio Nobel per la letteratura: quanto avrà pagato? Niente rispondo io. La domanda è male impostata e presuppone o una cattiva conoscenza della lingua o una cattiva coscienza. La domanda corretta è: quanto ti è costato il romanzo? Il romanzo mi è costato la stesura dal 1999 al 13 febbraio 2005, giorno in cui ho spedito agli editori la stampa. Ma mentre gli editori decidevano io ho continuato a lavorare al romanzo per altri nove mesi per fare le cosiddette correzioni delle bozze, e non solo. Pensa che i libri ai quali tu hai voluto accostare il mio romanzo spesso sono di celebrità che prestano il nome e basta. Vengono scritti da scrittori professionisti di cui tu non conoscerai mai l’esistenza, e in un paio di mesi viene concepito, stampato, distribuito in tutta Italia e raggiunge le vette delle classifiche di vendita. Se tu anziché sputare veleno avessi letto il romanzo avresti trovato la risposta alla domanda. Potevo io che accuso le lobby, quelle dell’editoria compresa, sperare che qualcuno di questi promuovesse chi denuncia i loro affari alle nostre spalle? E’ molto più comodo parlare male della criminalità o della cattiva politica piuttosto che parlar male di chi nell’ombra tira le fila degli uni e degli altri. Bene, tutte queste cose al premio Histonium le hanno capite ed ecco perché ho vinto il premio. Io ho dialogato con te con franchezza, conosci il mio nome e cognome e anche l’aspetto fisico, io purtroppo, e non per causa mia, ho parlato con una persona che ha voluto infangarmi ma non ha avuto il coraggio di dire chi è nascondendosi dietro un troppo comodo anonimato.
La faccia nascosta del signoraggio: libero mercato e globalizzazione
Immaginate una enorme botte, magari a forma di stivale se ciò può farvi piacere, con una botte più piccola a forma di triangolo vicino alla punta, se vi ha fatto piacere pensare allo stivale, e più in là un’altra delle stesse dimensioni di quest’ultima a forma di sandalo. Sopra queste botti è tutto un fermento. Uomini e donne con cisterne di vino disciplinatamente attendono il loro turno. I custodi della botte travasano il vino incessantemente dalle cisterne, una dietro l’altra e mentre una va via un'altra arriva, senza tregua. Di tanto in tanto versano un liquido trasparente nella botte. Più in basso una moltitudine attende davanti al rubinetto. Alcuni versano il vino in enormi bidoni e quando il lavoro è completato scappano via col prezioso liquido e lo portano lontano, dove il frutto della lavorazione dell’uva vale di più. A turno vedi uomini di tutte le razze, e non solo la nostra, vedi uomini dagli occhi a mandorla, dalla carnagione chiara, dalla carnagione scura, prendere la loro parte, sono uomini che pur parlando lingue diverse sono uniti dall’amore comune per il vino. Poi c’è ne è altri, e sono i più, ai quali è dato di riempire solo un piccolo bicchiere e infine ci sono i meno fortunati che possono raccogliere solo le gocce che gli altri lasciano per terra…Riepiloghiamo, quindi, sopra versano incessantemente e sotto svuotano in ugual misura, ecco perché la botte non si riempirà mai! Usciamo di metafora se alla parola botte sostituiamo il nome del nostro paese Italia, e alla parola vino sostituiamo la parola danaro, e ancora se i privilegiati li indichiamo come multinazionali o banche, sì banche quelle che sopra versano il vino, e sotto svuotano coi bidoni, abbiamo in una piccola storiella esemplificato la globalizzazione. Senza la globalizzazione e il libero mercato il delirio di onnipotenza di questi signori avrebbe avuto ritardi e pregiudizio nella sua realizzazione. Portando via il danaro portano via anche il lavoro, lo portano via dove lo si vuole e lo si vuole dove rende di più, dove il costo del lavoro è molto basso, e a volte lo impongono in paesi dove non è neppure gradito! Spesso sono i nostri stessi connazionali che producono all’estero sotto mentite spoglie e noi mai e poi mai potremmo arrivare a loro. Aprono l’azienda in Cina e grazie alla globalizzazione portano i prodotti lavorati a basso costo in quel paese in Italia. Nascondono i loro interessi dietro commercianti cinesi, assicurandosi larghi profitti ma non solo hanno così la benedizione del governo del paese dei mandarini per vendere lì, ad esempio, le loro automobili. Come si vede il libero mercato a qualcuno giova, lo rende sempre più prospero, peccato che a soffrirne le conseguenze sia la maggior parte dell’umanità.