Non avere paura di difendere le tue idee
  a volte è meglio avere ragione da soli che torto in compagnia


                                                                                   Pietro Atzeni

 







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mostrare. Federico Fellini



Librerie:

(a breve aggiorneremo l’elenco delle librerie nel resto della Sardegna e dell’Italia)

CAGLIARI:
Libreria Cocco
Via Dante 50

Libreria Il Bastione
P.zza Costituzione 4

Libreria Il Portale
Viale R. Margherita 63

Libreria Murru
Via S. Benedetto 12/c

Libreria Mondadori
Via Sonnino 154

Libreria Succa
Via G. Deledda 34

Libreria Sardegna Libri
Corso v. Emanuele 192

Libreria Tiziano
Via Tiziano 15

QUARTU S. ELENA
Libreria Carli
Via Eligio Porcu

Cartolibreria Nuova Lambda
Via Danimarca 31/37

Edicola L’attimo Fuggente
Via S. Antonio 184

Tuttoscuola
Via S. Antonio 113

La Coccinella
Via Portogallo 8

SENORBI’
Cartolibreria Anny
Via Brodolini 28

IGLESIAS
Libreria Duomo
Vico Duomo 8

CARBONIA
Libreria Lilith

SANTADI
Regarte
Via Fontane 10

Il Calamaio
Via Roma 4

GIBA
Cartolibreria La Colomba
Via Roma 58

SANLURI
Cartolibreria Il Castello
Via Orsini 8

SAN GAVINO M.LE
Libreria Punto e Virgola
Via Santa Croce 19

Libreria Genesis
Via Roma 245

VILLACIDRO
Libreria La Favola
Via Repubblica 123

LUNAMATRONA
Cartolibreria Setzu
Via Risorgimento

GUSPINI
La Libreria di Siro Agus
Via Santa Maria 18

ARBUS
Libreria Pusceddu Giampaolo
Via XX Settembre 6

GONNOSNO’
Lucia Aroffu
Corso Umberto 29/a

Il libro è in vendita anche su internet, eccovi alcuni indirizzi:

Tracce Editore
SelfBook.it
Libreria Universitaria
Okprezzi.it
Unilibro
www.internetbookshop.it


è la domanda che comanda

Contatto E-mail:
pietroatzeni@libero.it
pietroatzeni@alice.it



















Vincitore del Premio Speciale Unico "HISTONIUM" 2006:
PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO A PIETRO ATZENI PER IL ROMANZO
"IL MISTERO DELLE 99 TAVOLETTE D'ARGILLA ROSSA"

Ricevo a Vasto il 23 settembre 2006, dalle mani del Presidente del Consiglio Comunale di Vasto, Giuseppe Forte, il Premio Speciale Unico "HISTONIUM" 2006, con la seguente motivazione:
Romanzo insolito, ricco di colpi di scena. Piace per la sua capacità fantastica e per il linguaggio efficace. È un messaggio considerevole il suo, fondato sui valori portanti della società, sull'esigenza di verità e giustizia". Questa la motivazione della Giuria. Lo stesso autore, in una nota iniziale, tiene a sottolineare quanto la vicenda, da lui raccontata, sia stimolante sul piano esistenziale, perché presenta "la storia di un uomo e della sua tenacia, della sua fede nel lavoro e, soprattutto, della sua enorme forza morale che, sola, lo preserva dal finire nel tunnel della rassegnazione, anche quando il rassegnarsi sarebbe stata la soluzione più ovvia e, perché no, conveniente". Attraverso l'invenzione narrativa - e qui sta anche l'originalità del romanzo - Atzeni ha cercato di ambientare la vicenda nella nostra epoca, dando nomi attuali ai personaggi e ai luoghi. E questo per inserire nel romanzo un preciso messaggio didattico: far comprendere come noi uomini del Terzo Millennio potremmo diventare "se a farci da guida non sarà più il buon senso". In tale prospettiva il protagonista Spanu diventa l'emblema di coloro - pochi, purtroppo! - che non si lasciano piegare dalla politica corrotta, dietro la quale si cela e prospera la malavita organizzata, che viola senza scrupoli la legge, commettendo crimini di ogni sorta e costringendo con il terrore all'omertà. Emblema di coraggio contro ogni massificazione e accettazione passiva degli eventi!

Prof. Luigi Alfiero Medea, Segretario Generale del Premio


DALLA POSTFAZIONE:

Un'opera letteraria molto efficace, questo primo romanzo di Atzeni, sia per la forma letteraria scorrevole e comunicativa, che per i contenuti: il lettore affronta così la storia originale e "fuori dal tempo" delle commistioni tra politica e criminalità, su un piano allegorico che non manca di sfumate allusioni a quel filone esoterico e mitico-simbolico di tanta recente letteratura che affronta sia le più pure invenzioni letterarie che i temi realmente storici anche se controversi (Templari, Illuminati di Baviera, Misteri antichi, origini del Cristianesimo, Gnosticismo) ma quasi sempre snaturandone i dati e la documentazione storica a favore di una ricostruzione fantasiosa e avvincente ma storicamente inconsistente. L'autore, invece, ribalta questa sorta di nuovo paradigma narrativo (il cui modello potrebbe essere proprio il famosissimo Dan Brown) in favore di una storia dichiaratamente "inventata", fin dall'avvertenza iniziale, ma la cui forrza espressiva è proprio nel suo essere attualissima, sorta di ricostruzione fantastica di una realtà e di una cronaca molto attuali e fin troppo drammatiche, con tutte le convincenti e controverse commistioni tra criminalità organizzata e politica, potere economico e potere politico, con descrizioni che oscillano a volte tra la satira (quando il riferimento all'attualità è o, per meglio dire, sembra diretto) e la parodia (quando emerge con più forza il riferimento al modello narrativo).

Ubaldo Giacomucci


mercoledì, 20 agosto 2008
 

Antefatto

(3^ e ultima parte)

 

 

Questa terza e ultima parte dell’antefatto è in effetti l’introduzione del secondo libro che può svilupparsi grazie all’espediente della rottura delle tavolette così come il primo è nato grazie al loro ritrovamento. Mi corre l’obbligo fare i complimenti a Tumbergia per l’acume dimostrato nei suoi commenti. Ha intuito che la rottura della tavoletta non fosse gratuita come in realtà è, e ha messo l’accento sui cognomi che sono sardi non a caso ma potevano essere siciliani, campani o stranieri che il senso del romanzo non sarebbe cambiato avendo la storia una sua universalità. Complimenti ancora a Tumbergia. Ho detto in uno dei post precedenti che questo è un romanzo di idee, così come “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa”, e ve ne darò la dimostrazione il prossimo post che poi sarà l’ultimo relativo a questo nuovo romanzo per ora senza titolo. E’ una dimostrazione, credo abbastanza convincente, di come si possa parlare di argomenti importanti senza annoiare il lettore e se ciò in generale non avviene, è solamente per l’ormai invalsa abitudine degli scrittori di solleticare le case editrici e i loro padroni solo per opportunismo. Parlare di niente oggi ti apre molte porte che io invece ho voluto sfondare con una critica spietata. Della vendita dei libri a discapito del contenuto come diceva quello: “Francamente me ne infischio”. Buona lettura.

 

 

“Professore, i ragazzi hanno terminato. Comunque la terremo informata sugli sviluppi del caso e non escludo che ci si debba rivedere, magari in commissariato”.

            “Si figuri, sono a sua completa disposizione: ho proprio voglia di sapere chi è il giuda tra i miei amici”, dissi mentre scendevamo le scale che dal piano superiore portano all’ingresso.

            “Dai, ragazzi”, fece rivolto ai tre poliziotti in divisa, “è ora di andare”. Strinsi loro la mano calorosamente e li osservai mentre percorrevano il piccolo viale del giardino. Solo quando fui certo che il cancello si era richiuso accostai la porta. Diedi alcuni giri di chiave. Certo, era strano che l’allarme non avesse funzionato, molto strano. Anche se al momento sembrava essere a posto. Ma questo era un problema del quale mi sarei preoccupato l’indomani. Ora mi premeva rimettere a posto la tavoletta e andarmene finalmente a letto. Rifeci le scale. Mi avvicinai alla scrivania e accesi l’abatjour. Mi sedetti nella poltrona e presi le due parti della tavoletta e le riunii. Tenni in mano quel corpo ormai unico e incominciai a osservare che non si fosse sbeccata. La osservai per tutti e quattro lati e con soddisfazione notai che non aveva subito il benché minimo danno. Ritornai giù per prendere dallo scantinato la colla. Scesi velocemente e altrettanto velocemente risalii. Ero stanco e non vedevo l’ora di mettermi a letto, ma, francamente, non mi andava di farlo prima di aver rimesso a posto la tavoletta benché le vicende della giornata mi avessero provato duramente. Adesso finalmente ero nuovamente seduto. Disposi davanti a me le due parti della tavoletta e, tubetto in mano, feci per spalmare la colla, ma il braccio rimase fermo a mezz’aria come paralizzato quello che i miei occhi vedevano mi lasciava senza parole: entrambe le parti avevano all’interno delle incisioni in quel linguaggio che ormai mi era diventato familiare! Rimasi un tempo che non so quantificare con la tavoletta aperta davanti ai miei occhi. Poi mi ripresi dallo stupore anche perché solleticato da un’idea. Allungai il braccio e presi una delle tavolette integre. Afferrai il tagliacarte e provai a infilarlo nella lieve canaletta di fianco alla tavoletta. Feci pressione col tagliacarte e provai a ruotarlo fino a che non sentii un rumore: anche quella adesso si era divisa in due! Mi precipitai con agitazione a osservare le due parti e con stupore notai che anche quelle erano incise. Continuai tutta la notte quel lavoro fino a che non l’ebbi terminato e all’alba, stremato, mi addormentai sulla scrivania: tutte le 99 tavolette avevano dentro di sé un segreto, ma ancora per poco! La mattina verso le otto dopo una abbondante colazione mi attrezzai euforico a lavorare. Illuminai la prima sotto un faro di luce e incominciai la traduzione, deciso però a proseguire con l’artificio di Atzeni per rendere più viva la storia e sostituii perciò nomi attuali a quei monosillabi. Quanto segue ne è il fedele resoconto.

 

Ps

Poiché di tanto in tanto qualche visitatore me lo chiede ecco come potete procurarvi il libro: “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa” di Pietro Atzeni, edizioni Tracce dicembre 2005 Pescara; se preferite ordinarlo in libreria andate pure dal vostro libraio di fiducia e comunicate quanto segue: il titolo, l’autore, la casa editrice e anno di pubblicazione, in pratica quanto sopra scritto in neretto. Il libro è in vendita anche su internet, basta digitare il titolo sul motore di ricerca che preferite.



sabato, 16 agosto 2008
 

Antefatto

(2^ parte)

Sollevò il coperchio e rischiarate dal chiarore della pallida luna e del lampione della strada le tavolette si offrirono alla sua vista. “Grazie a voi”, pensò con gratitudine mentre allungava il braccio a prenderne una, “se non mi sistemo poco ci manca”. Ne prese con cautela una in mano e non poté non notare la previdenza di professor Olla che per evitare che si danneggiassero a vicenda aveva steso della sottile gommapiuma a separare quelle soprastanti da quelle sottostanti. Stava per riporla al suo posto quando un rumore attirò la sua attenzione rimanendo col fiato sospeso e la tavoletta a mezz’aria. Si fece guardingo. Un brivido percorse la sua schiena quando dalla porta spalancata della stanza, fino a poco prima nel buio totale, osservò una fioca luce. Si raggelò. Qualcuno doveva essere entrato in casa. Si fece ancora più attento. Dei rumori provenivano dal basso. Poi sentì dei passi e qualcuno che pronunciava parole a cui non riusciva a dare un senso. Cercò di scuotersi dal panico che si stava impossessando di lui. Fece alcuni passi nervosamente. Ora era davanti alla finestra, cercò di aprirla ma in un qualche modo la tavoletta che ancora teneva in mano lo ostacolò. Con stizza la buttò per terra. Quella cadde facendo un rumore strano. “Forse si è rotta”, pensò. I passi adesso erano molto vicini. Con frenesia cercò di aprire la finestra. Il suo sguardo andò prima alla scatola sopra la scrivania, poi i suoi occhi al salto che avrebbe dovuto affrontare, mentre le sue orecchie avvertivano i passi sempre più chiaramente. Mentre si infilava nel vano della finestra aperta si rincuorò pensando che non gli sarebbero mancate altre occasioni nella vita per sistemarsi o andarci vicino.

 

            “Allora, professor Olla, è sicuro che non manchi niente?”, disse il commissario Puddu  osservandomi mentre rovistavo all’interno della cassaforte.

            “No, non manca niente”, confermai ma con una punta di rammarico, “mi hanno semplicemente rotto una tavoletta ma non sarà difficile rimetterla a posto”. La tavoletta nel cadere si era aperta e divisa in due, con un po’ di colla sarebbe tornata come nuova.

            “Chi ha preparato il colpo è gente che vi conosce”, affermò il poliziotto scrutandomi intensamente.

            “Penso proprio di sì”.

            “Sapevano che dovevate partire, e questo lo poteva sapere soltanto qualcuno che vi frequenta”.

            “Sì, è proprio così”, convenni con un filo di voce, non era molto gradevole da ammettere ma non c’era altra spiegazione.

            “Solo che non potevano prevedere che per un banale guasto del taxi il vostro viaggio sarebbe saltato. Siete un uomo fortunato sapete?”.

            “Già”, ammisi ripensando alle imprecazioni che avevo lanciato nel momento in cui la macchina si era fermata all’imboccatura di viale Elmas, “sembra che in quel guasto ci sia la mano della Provvidenza”.

            “Bene, se i miei ragazzi hanno terminato leviamo il disturbo”. Girò i tacchi e sparì dalla stanza. Lo sentii mentre dalla balaustra dell’andito chiedeva ai suoi collaboratori dabbasso se avevano finito con le impronte digitali e il resto. Non sentii la risposta, ma subito dopo mi ritrovai il commissario davanti.

Pietro Atzeni

 

PS:

Poiché di tanto in tanto qualche visitatore me lo chiede ecco come potete procurarvi il libro: “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa” di Pietro Atzeni, edizioni Tracce dicembre 2005 Pescara; se preferite ordinarlo in libreria andate pure dal vostro libraio di fiducia e comunicate quanto segue: il titolo, l’autore, la casa editrice e anno di pubblicazione, in pratica quanto sopra scritto in neretto. Il libro è in vendita anche su internet, basta digitare il titolo sul motore di ricerca che preferite.



lunedì, 11 agosto 2008
 

 

Antefatto

 

“Allora”, disse appena si fu accomodato all’interno della macchina il nuovo arrivato, “è partito?”.

            “Sì, è partito un’ora fa”, rispose quello alla guida.

            “Bene, bene…”, commentò con un ineffabile sorriso l’altro, quello appena arrivato, passandosi con compiacimento la mano sul mento, “è arrivato il grande giorno”. Era un uomo di mezza età robusto, coi capelli brizzolati, i lineamenti del viso regolari, nel complesso distinto e raffinato nel suo modo di essere. Era tutto l’opposto quello alla guida. Giovane, sui vent’anni o poco più, magro, con una folta e lunga capigliatura di capelli ricci che formavano come una specie di tondeggiante corona a incorniciarne il viso, il cui naso schiacciato tradiva la frequentazione coi pugni, e non solo quelli protetti da guantoni. Indossava una maglietta in cotone blu aderente che metteva in risalto la sua nervosa struttura muscolare e un paio di jeans sdruciti.

            “Giovanotto, io direi che sia il caso di approfittarne subito non credi?”, disse appoggiandogli una mano sulla spalla. L’interessato lo guardò in tralice, si scosse come a volersi staccare da quell’appendice non gradita a contatto col proprio corpo, allungò il braccio e aprì la portiera.  “Vado e torno subito”, fece sicuro quando fu sceso dalla macchina attraverso il finestrino semiaperto della vecchia utilitaria. L’altro sorrise. Il giovane volse lo sguardo alla sua destra davanti a sé su una villa. Era l’unica delle tante a schiera completamente al buio. Poi incominciò a muoversi nel buio della notte illuminata dalla tenue luce di lampioni e accompagnato dal rumore dei suoi passi. Percorse il viale per un centinaio di metri fino alla fine, poi svoltò a destra. Costeggiò la fiancata dell’ultima villa e dopo essersi guardato attorno svoltò a sinistra. Adesso era sul retro di quelle eleganti abitazioni. Il buio era rotto dalla fioca luce che di tanto in tanto usciva da qualche finestra. Il retro delle ville dava in aperta campagna e l’odore dell’umido e di terra stimolò le sue nari facendolo respirare profondamente. Si fermò, dette un ulteriore occhiata attorno a sé e allungò le braccia. Fece forza per tirarsi su, poi scomparve all’interno. Era davanti alla sagoma scura della villa. La poca luce che la luna irradiava si rifletteva sulla vetrata della finestra e al giovane mentre vi passava davanti parve potesse toccarla con un dito. Percorse alcuni passi con circospezione. Adesso era davanti alla vetrata. La aggirò e costeggiò il muro fino a che non fu sul davanti. Si mise gattoni e a quattro zampe si avvicinò alla porta d’ingresso della villa. Una volta che vi fu davanti si guardò attorno, oltre il muro di cinta. La visione di soli tetti parve rasserenarlo. Dal passante dei jeans sfilò un mazzo di chiavi e tra esse, nell’oscurità della notte, ne scelse una lunga come uno stiletto. La infilò nella serratura e con abilità incominciò a muoverla. Il silenzio attorno totale, quasi irreale, fu rotto dai piccoli rumori provenienti dall’interno della porta. Improvvisamente la porta lenta si schiuse. Sempre gattoni il giovane si infilò all’interno. Socchiuse la porta tirando un sospiro, e riguadagnò la posizione verticale. All’interno si muoveva con cautela ma con sicurezza come se sapesse già dove andare. Guardò le scale davanti a sé e incominciò a salire. Una volta che fu sul pianerottolo puntò deciso verso la sua destra. Si fermò davanti alla prima porta che trovò. La aprì ed entrò. Nella penombra si intravedevano attorno alle pareti i numerosi libri ben sistemati nella libreria. Puntò diritto alla scrivania, la agirò, scostò la poltrona e si fermò davanti a un quadro. Con cura lo sfilò e lo poggiò sul piano della scrivania dietro di lui. Sorrise. Incominciò ad armeggiare con la cassaforte. Un raggio di luce ne illuminava quasi a giorno la serratura. La sua fronte era madida di sudore, ma di quello il giovane non pareva darsi grande cura. Dopo pochi minuti la cassaforte si schiuse e un ghigno di soddisfazione squarciò la tensione del suo viso. La spalancò del tutto e incominciò a scrutare all’interno. “Ecco”, pensò mentre allungava il braccio a prendere una scatola, “queste devono essere le tavolette, ma controlliamo che non vi sia dell’altro…”. Poggiò la scatola sulla scrivania. In cuor suo sperava di trovare qualche mazzetta di soldi. Rovistò all’interno, ma al di là di documenti di nessuna importanza per lui quella cassaforte altro non conteneva. Nervosamente sbatté il serramento. Adesso era davanti alla scatola...Continua

Ps: ho diviso in tre parti l'introduzzione del mio nuovo romanzo, del quale non fornisco il titolo per ovvi motivi, e al quale in questo periodo sto alacremente lavorando. Romanzo che è il seguito de: "Il mistero delle 99 tavolette d'argilla rossa". Chi fosse interessato al suo acquisto vada al p.s. del post precedente. Buona lettura.

Pietro Atzeni 



mercoledì, 06 agosto 2008
 

                                                         

                                                      Alcune osservazioni d'obbligo

Prima di passare al seguito del romanzo vi voglio proporre la presentazione de: “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa” che di fatto nel libro precede la stessa introduzione vista precedentemente. Avete letto del casuale ritrovamento delle tavolette. L’ambiente, la storia, tutto concorre a dare l’idea di un romanzo alla Indiana Jones, ma se io avessi sviluppato la storia su quei presupposti sarei stato solo uno dei tanti autori che ha scritto un romanzo d’avventura. “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa” credetemi è molto, molto di più. E’ quella verità che ci scivola sulla pelle tutti i giorni, che ci fa male, ma che ufficialmente nessuno vede. E’ la voce, attraverso i protagonisti del romanzo, della maggioranza silenziosa più che mai tenuta muta in questo periodo. E questo è stato possibile attraverso l’espediente presente più sotto di sostituire nomi e luoghi attuali ai simboli scaturiti della decodificazione. Buona lettura.

 

 

Il mistero delle 99 tavolette

d’argilla rossa

 

Presentazione

 

            Caro lettore, la storia che ti accingi a seguire è la storia di un uomo e della sua tenacia, della sua fede nel lavoro, e, soprattutto, della sua enorme forza morale che, sola, lo preserva dal finire nel tunnel della rassegnazione, anche quando il rassegnarsi sarebbe stata la soluzione più ovvia e, perché no, conveniente. Tutto giocava contro di lui, il parere degli esperti, la difficoltà dell’impresa, il cimentarsi in un campo non suo. Lui non ha voluto sentire niente e nessuno, e spinto caparbiamente dalla sua volontà, dopo otto lunghi anni ha decodificato il linguaggio di queste novantanove tavolette e ci ha regalato quanto , a breve, segue. E’ una storia ambientata in una civiltà evoluta perlomeno quanto la nostra, e ciò confermerebbe una teoria indiana, secondo la quale l’umanità si evolve in diecimila anni, passando dall’età della pietra alla più raffinata società tecnologica, fino a che poi, raggiunto l’apice, non si auto distrugge. Pochi sopravvissuti poi riprenderebbero il percorso, partendo da lance e clave fino all’atomica. E così di seguito. Questa nostra sarebbe la quarta civiltà.

             Poiché il linguaggio di questo misterioso popolo è diciamo particolare, infatti utilizzano di preferenza i monosillabi o le vocali ripetute per indicare nomi di persone e città, a volte,peraltro  molto simili, tali da indurre in confusione il lettore, ho deciso di apportare, arbitrariamente, una leggera modifica di cui il lettore ne sia ben conscio: ho ambientato la storia nella nostra epoca e dato ai personaggi luoghi e nomi attuali; questo a mio avviso dovrebbe contribuire a rendere più fruibile l’opera. Quindi la città di Oh diventa una credibile Parigi; la città di I Roma, A Cagliari, Ahi Brusselles. La barriera di Aa, che divide in due la terra del ferro, il muro di Berlino. Uu, la grande nazione a est, la Russia e Ua, la grande nazione ad ovest, gli Usa etc. E’ più che mai d’obbligo affermare perciò che ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale. Ma va da sé, che un simile stratagemma, ci consente di vedere la nostra società così come non l’abbiamo mai vista, e ha immanente un fine didattico: ecco come potremo diventare noi se a farci da guida non sarà più il buon senso.

            La mia collaborazione si esaurisce qui, tutto il resto è, come si dice, farina del sacco di professor Olla, che attualmente, come si sa, non gode di buona salute. Auguriamo a lui una pronta guarigione e a tutti i lettori una lettura ricca di riflessioni al fine di non rendere sterile ciò che, con tanta abbondanza, la saggezza antica ci ha miracolosamente regalato.

 

PS:

poiché di tanto in tanto qualche visitatore me lo chiede ecco come potete procurarvi il libro: “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa” di Pietro Atzeni, edizioni Tracce dicembre 2005 Pescara; se preferite ordinarlo in libreria andate pure dal vostro libraio di fiducia e comunicate quanto segue: il titolo, l’autore, la casa editrice e anno di pubblicazione, in pratica quanto sopra scritto in neretto. Il libro è in vendita anche su internet, basta digitare il titolo sul motore di ricerca che preferite.



domenica, 03 agosto 2008
 

Come promesso ecco a voi l'introduzione del romanzo: "il mistero delle 99 tavolette d'argilla rossa", edizioni Tracce, Pescara, 2005. Per ogni considerazione rimando al prossimo post. Buona lettura.

 

Introduzione

 

 

…E il premio sperato promesso a quei forti,

                                                                                  Sarebbe, o delusi, rivolger le sorti d’un volgo

                                                                                  Straniero por fine al dolor?

                                                                                  Tornate alle vostre superbe ruine, all’opere

                                                                                  Imbelli dell’arse officine,

                                                                                  Ai solchi bagnati di servo sudor!

                                                                                      Il forte si mesce col vinto nemico,

                                                                                  Col novo signore rimane l’antico,

                                                                                  L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.

 

                                                                                              (Adelchi – atto terzo)

                                                                                                    A. Manzoni

 

 

“Ce l’ho fatta”, urlai. “Ce l’ho fatta”, ripetei, sollevando con felice furore i pugni al cielo. Tutto il mio essere era in preda a una gioia e a una eccitazione indescrivibili. Mi appoggiai con le mani sul bordo della scrivania. Il mio corpo tremava. Rimasi cosi alcuni minuti, con lo sguardo che vagava attonito sui fogli sparsi sulla scrivania.

 “Finalmente ce l’ho fatta”, ripetei quasi in un filo di voce, come se ciò, l’avercela fatta, mi avesse portato via ogni energia. Ma durò un momento. Allungai un braccio e dai fogli uscì una tavoletta.

Era una tavoletta di argilla rossa con delle strane incisioni in entrambi i lati. Ne ero venuto in possesso otto anni prima a Casablanca, dove mi trovavo per partecipare come relatore al convegno: “Radici comuni nelle antiche civiltà del Mediterraneo: quale ricchezza per il futuro?”. Ormai il convegno era finito e l’indomani, con volo Casablanca – Roma e a seguire Cagliari, dovevo rientrare a casa. Perciò mi recai al mercato in cerca di souvenir.

Mentre mi muovevo in mezzo a quel variopinto disordine, tra le grida dei commercianti che così speravano di attirare clienti, uno dei due regali che tenevo in mano mi cadde per terra ed andò ad infilarsi sotto una bancarella. Feci per inchinarmi per raccoglierlo, ma più lesto di me fu il giovane commerciante. Cosicché, mentre io ancora stavo valutando sul miglior modo di recuperarlo senza sporcare i miei candidi pantaloni bianchi, quello riemergeva con uno smagliante sorriso da sotto il banco brandendo il mio souvenir, un piccolo narghilè in vetro per sigaretta.

“Ecco a lei signore”, disse in un buon francese, e, dopo averlo controllato, nel porgermelo aggiunse: “E’ una fortuna che non si sia rotto”.

“Già, ho avuto proprio una bella fortuna”, convenni io.

“Signore, perché non vi fate un giro per il mio negozio? Ho degli oggetti interessanti e particolari”, disse accattivante, accompagnando alle parole un eloquente gesto della mano.

“E vediamoli”, risposi più per buona educazione che per convinzione, immaginando rassegnato le prossime insistenze del commerciante.

“Prego entri”, disse facendosi da parte per farmi passare. All’interno venni accolto da una zaffata di pesante profumo, come è caratteristica di queste parti, ma che qui assumeva una intensità, se possibile, ancora più forte, quasi da stordire. Nel bazar, malamente illuminato, c’era proprio di tutto, accatastato attorno alle pareti in maniera disordinata.

“Vi piacciono questi tappeti?”. Feci un cenno di diniego, anche a volerne uno non avrei saputo come portarlo a casa: erano troppo grandi per essere portati a braccia! Improvvisamente, mentre il mio sguardo vagava senza meta tra quadri di varie dimensioni e sacchi di frutta secca, la mia attenzione fu attratta da una tavoletta. Era su uno scaffale, assieme ad altri oggetti tipici, quasi nascosta. Mi avvicinai. Era appoggiata sul fianco di una scatola di cartone. Allungai il braccio e la presi.

“Questa tavoletta..”, chiesi mentre sotto la fioca luce osservavo a fatica le strane incisioni su di essa, “che lingua è mai questa?”. Ma la domanda più che al giovane commerciante era rivolta a me stesso.

“Non saprei, signore. Penso che sia una lingua molto antica, perché chi me le ha vendute dice di averle trovate in una grotta del monte Atlante”.

“Hai solo questa o ne hai anche altre?”, chiesi.

“Oh no, signore”, fece sorridendo, ”non è la sola che ho, ne ho altre novantotto”.

“Quanto vuoi per tutte?”.

“Dieci dollari a tavoletta.”

“Novecentonovanta dollari è una bella cifra”, commentai con un pizzico di ironia. Il commerciante mi guardò con aria indulgente prima di rispondere alla mia protesta.

“La giri, signore”, rispose. Poi, dopo avermi osservato nella sorpresa, sogghignando compiaciuto continuò: “come potete notare le scritte sono su entrambi i lati, quindi è come se ve ne stessi dando 198”. Dopo alcune schermaglie ci accordammo finalmente per 950 dollari, ma con la paura da parte mia di fare un pessimo investimento. Il dubbio di aver acquistato paccottiglia pseudo antica divenne quasi certezza all’aeroporto, all’esame dei bagagli. Il tizio addetto al controllo le esaminò con cura, poi osservò me e il passaporto alcune volte procurandomi qualche brivido. “Tutto a posto professor Olla”, disse con un sorriso, e me le restituì: almeno per lui quelle tavolette erano solo souvenir per turisti! Ero uno studioso di lettere antiche e avevo una ottima conoscenza di alcune lingue, come il latino e il greco, ma nessuna di quelle scritture rassomigliava a quella delle tavolette. E mi sentivo pure di escludere l’assiro e l’egiziano. Decisi quindi di coinvolgere altri studiosi. Ma per quanti ne consultassi la risposta era sempre la stessa: lingua sconosciuta, sempreché di una lingua si trattasse e non di segni senza senso. Siccome il rischio di perdere tempo inutilmente era più che reale, per levarmi il pensiero, decisi di sottoporne una all’esame dell’uranio 14. Il risultato fu semplicemente sorprendente: quel reperto aveva, con uno scarto di qualche centinaio di anni, almeno diecimila anni! Da quel momento non ebbi altro pensiero che di dare un significato a quei simboli. E finalmente , dopo otto lunghi  anni, c’ero riuscito. Mi sedetti. Illuminai la tavoletta sotto un faro di luce, e al suo fianco il foglio, dove avevo trascritto la traduzione di quei simboli, che adesso si avviavano a diventare linguaggio corrente. Incominciai a tradurre e quanto segue ne è il fedele resoconto.

 

Pietro Atzeni



giovedì, 31 luglio 2008
 

Armonia nel meriggio assolato

 

Armonia nel meriggio assolato

rapito

azzurro puro nel cielo

vivace canto d’uccelli

sereno incedere del vento tra le foglie

buon odore di terra

profumo di fiori

variopinti colori

un cardellino curioso s’avvicina

attimo sublime

nel torpore m’illudo di quell’armonia

vorrei fermarti e obliarmi in te

ma che dico

ci si ubriaca di gioia e di sole alle volte

vibra l’uccelletto e spaventato mi guarda

un rumore

scappa a ritroso con la mia illusione

potessi anch’io

 

 

Questa è l’ultima poesia che posto prima delle ferie di ferragosto. Per le nuove poesia se ne riparlerà l’ultima settimana del mese. Ho deciso di utilizzare questo periodo di ferie per portare a termine le correzioni del mio nuovo romanzo di cui taccio il titolo per ovvi motivi, che poi è il seguito de: “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa”. Ne approfitterò per fare promozione tanto al primo quanto al secondo romanzo, postando, nei prossimi giorni, di entrambi l’introduzione di modo chi fosse interessato possa farsi un’idea del sottoscritto come narratore. Farò promozione e la farò con l’orgoglio di chi sa di aver fatto un lavoro importante. Sono entrambi romanzi di idee all’interno di una storia poliziesca, una sorta di summa, scusate la presunzione ma così è, di ciò che è diventata la nostra società. Nel secondo espongo pure una mia teoria economica, la cui comprensione è accessibile a tutti, suffragata dai numeri, che dimostra non solo che col risparmio lo Stato si indebita maggiormente, ma anche la totale malafede della nostra informazione.

 

Pietro Atzeni



martedì, 29 luglio 2008
 

Cari politici

 

Si potrebbe dire di voi

quello che un tempo si diceva degli avvocati

l’Italia è come un’arsella

contesa

in nome del popolo italiano

tra governo e opposizione

non ne mangiate voi le carni è vero

per voi sono previste le briciole

con leggi ad hoc le mangiano le vostre lobbies

ma il risultato non cambia

al cliente nel caso degli avvocati

al popolo italiano nel caso vostro

a fine contesa

restano solo i gusci

 

Pietro Atzeni



giovedì, 24 luglio 2008
 

Imbavagliata luna

 

La notte ha steso il suo nero panneggio

messo i gioielli più sfavillanti

e qualche nuvola qua e là

notte ideale per gli amanti

ti penso

vorrei tu fossi qui

illuminarmi del tuo sorriso

come fiore ai raggi del sole

fremere alla melodia della tua voce

come rosa alla brezza del mattino

gioire nel guardarti

come prato in temporale estivo

vorrei tu fossi qui

leveresti tristezza a quelle nuvole

che imbavagliano la luna

 

Pietro Atzeni



sabato, 19 luglio 2008
 

Metropolis

 

In macchina o a piedi

hai lo sguardo sperso altrove

il corpo percorre strade che la mente diserta

il mondo che hai creato

prima ti ha diviso dagli altri

poi da te stesso

hai agi comodità  sicurezze viaggi e cure

insomma hai tutto per essere felice

eppure la felicità latita nei tuoi occhi

uomo

non cercare altrove la causa del tuo male

cercala sotto i piedi

sotto il bitume che calpesti

c’è tanta esplosione di vita sepolta

così nella tua anima

ci sono tanti prati sepolti

dai detriti del tuo spirito

sacrificato a costruire strade

che ti hanno allontanato da te e dagli altri